Alleria

Racconto di Daniela Grandinetti

Pino Daniele c’è, sempre

“Passa ‘o tiempo e che fa Tutto cresce e se ne va..”
“Ho trovato un video in cui ballavi la tarantella e pesavi trenta chili meno” dice Ivan incollato al cellulare.
“No, dai, voglio vederlo!”

Il cameriere, un ragazzino sudato, lascia sul tavolo due vassoi di polpette e uno di patate con pancetta abbrustolita. Il profumo provoca l’assalto delle forchette e le chiacchiere scemano nei bocconi di cibo.

Bebè ha rubato il cellulare a qualcuno e lo ha piazzato dritto davanti al bicchiere. In piedi sulla sedia balla canticchiando una canzone che ha trovato su YouTube. È così bella con i capelli biondi sciolti e gli occhi limpidi e azzurri, le manine che si muovono per aria, incurante del resto dei commensali. Adulti e polpette sono un pianeta lontano e sconosciuto. Lei è la più piccola, quattro anni tra due settimane. Ha una maglietta bianca e dei pantaloni verde smeraldo. È felice, la sua infanzia è un frammento incastonato nel sogno del tempo.

“Passa ‘o tiempo e che fa Se la mia voce cambierà E non ti aspetti niente, perché lo sai Che passa ‘o tiempo, ma tu non cresci mai…”

Anna osserva Bebè sorridendo, poi abbraccia tutti con lo sguardo, quelli che domani partiranno, quelli che domani resteranno. Il ragazzino sempre più sudato porta le pizze.

“Insomma il video, l’hai trovato?”
“No, chiudi gli occhi e ricordati quando ballavi con trenta chili meno, fai prima.”

È una calda serata d’agosto, ma da quando hanno preso posto a tavola si è alzato un venticello gradevole. Stanno ridendo come allora, succede sempre quando si ritrovano. Bebè continua a ballare sulla sedia. Anna li osserva in silenzio, ride con loro, vorrebbe che restassero così per sempre, metà bambini, metà giovani, metà vecchi, a prendersi in giro come un tempo, come questo tempo che durerà lo spazio di una cena all’aperto una sera d’estate, quando i ricordi gonfiano le guance e il sangue pulsa al ritmo di sorsi di birra ghiacciata. Guarda i loro volti sorridenti e raccoglie dentro di sé l’immagine dei lineamenti abbronzati, dei vestiti a fiori e delle camice di lino. Il profumo del basilico appassito sulla pizza calda.

“Trenta chili fa avevo anche vent’anni di meno”

“Allerìa, pe’ ‘nu mumento te vuò scurdà che hai bisogno d’alleria Quant’e sufferto ‘o ssape solo Dio..”

I lampioni lungo il corso sono accesi, emanano una luce rossastra, non sono gli stessi di quando lei era bambina in quel luogo. Non lo sono neanche i bar, le pizzerie, la gente che passeggia al fresco.

“A che ora partite domani?”
“Con calma, verso le undici, facciamo tappa a Roma.”

“E saglie la voglia d’alluccà Ca nun c’azzecchi niente tu Vulive sulamente da’ E l’alleria se ne va..”

Ora è un altro tempo.

Anna si volta di scatto, Bebè ha spento il cellulare e ha smesso di ballare, c’è la musica lounge del locale in sottofondo. La birra nel bicchiere è calda.

“Me ne può portare un’altra?” chiede al ragazzo sempre più sudato.

Sul campanile della chiesa, proprio di fronte, c’è la luna, e una stella, Anna se ne accorge mentre beve un sorso di birra fredda e qualcosa le brucia nella gola e nel petto. Non è né brutta né bella, solo non sa dargli un nome. Stiamo qui, come adesso. Pensa. Con una scintilla dalla parte del cuore.

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