Adaline e l’eterna giovinezza

Adaline e l’eterna giovinezza

Articolo di Letizia Falzone

Chi non ha mai sognato di vivere in eterno rimanendo sempre giovane? Qual è l’unica forza che l’uomo non potrà mai vincere? Quella del tempo, ovviamente, e della morte, per estensione di significato. Ma se ad una persona capitasse  casualmente di diventare immortale, sarebbe quella una vittoria o una sconfitta? Sarebbe la realizzazione dell’utopia più grande dell’umanità nei secoli o forse no?

Se accadesse, per uno strano e incomprensibile incidente, che la nostra vita fermasse il suo naturale processo di invecchiamento, consegnandoci all’eternità, chi ci assicura che la formula della vita eterna potrebbe davvero darci la felicità? Vi siete mai chiesti cosa si può fare in una vita “senza scadenza”? Questi sono gli interrogativi che pone “Adaline. L’eterna giovinezza”.

Siamo nel 1937 e Adaline Bowman sta per annegare a causa di un incidente automobilistico. Il destino ferma la sua corsa e, quello che doveva porre fine alla sua vita, consegna Adaline all’eternità. La sua età si ferma a ventinove anni. Smette di invecchiare. Smette di crescere. Smette di vivere come tutti gli altri esseri umani. Tutto si ferma, tutto tranne il cuore. Il cuore che ama, il cuore che soffre, che sente la malinconia del tempo che passa, delle persone che naturalmente, giorno dopo giorno, invecchiano, proprio come sua figlia.

Lei, incastrata nel corpo di una donna che non invecchia mai, deve tenere ben nascosto il suo segreto ed è costretta a cambiare nome e identità ogni dieci anni e a fuggire da chi, incuriosito dalla sua condizione, la cerca per tormentarla o trasformarla in una cavia da laboratorio.

Siamo nel 2015 e Adaline vive a San Francisco, non è cambiata di una virgola rispetto a settant’anni prima, se non fosse per il look. La sua condizione le impone di non stringere rapporti duraturi, perciò si circonda di amicizie superficiali e conduce una vita discreta. L’unico affetto – oltre a quello della figlia ormai settantenne – è quello del suo cagnolino, o meglio dell’ultimo di una lunga schiera di cagnolini di cui si è circondata nei decenni. Un giorno incontra, però, un uomo bello e interessante, un filantropo americano di nome Ellis, che comincia un corteggiamento serrato. Adaline, ovviamente, è schiva e tenta di evitare in tutti i modi il contatto con lui, ma Ellis è caparbio e la convince a concedergli un appuntamento. Nonostante le resistenze di Adaline, tra i due comincia una relazione e quando Ellis le propone di conoscere i suoi genitori, la donna si trova di fronte ad un suo vecchio amore che nel frattempo è diventato un uomo sulla sessantina, con una bella casa, una moglie ed un figlio, Ellis. Il riconoscimento di Adaline da parte dell’uomo porrà la giovane di fronte ad un bivio: raccontare tutto ad Ellis o scappare, di nuovo, come ha sempre fatto.

Il tema dell’infinita giovinezza ha originato nel corso del tempo moltissime fiabe, leggende, opere teatrali e romanzi di vari autori, basti pensare al Faust di Goethe o al Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Per non dire di quanto abbia permeato il cinema, come in Highlander o nella saga di Twilight. È un mito sempre vivo, che affascina ancor più l’attuale società nemica delle rughe, in cui il termine “giovane” si estende a dismisura e dove, tuttavia, per i giovani non si fa molto.

Una storia senza tempo avvolta in una bolla impermeabile. Blake Lively è bellissima e perfettamente calata nel ruolo che sostiene con la giusta intensità frame dopo frame. Una pellicola che risulta piacevole e che acquista valore più che altro per i quesiti che pone. Quesiti della nostra epoca, nella quale è stata raggiunta l’eccellenza in ogni campo, nella quale niente sembra impossibile, nella quale le scoperte scientifiche cambiano incalzanti di mese in mese, ad una velocità che si fa sempre più supersonica. In questa nostra era di evoluzione manca, tuttavia, lo spazio riservato alla riflessione, alla tranquillità ed anche alla lentezza. Manca il tempo di vivere il tempo, ed “Adaline. L’eterna giovinezza” può far riflettere su come per noi comuni mortali, per quanto evoluti e tecnologizzati, il tempo non ha ancora imparato a tornare. E probabilmente non tornerà.

Metafora contemporanea, dove l’invecchiamento è una cosa sgradevole, che va coperta a suon di bisturi e botulino, il film è anche una riflessione sull’accettazione di se stessi e dello scorrere del tempo. Quella di Adaline è una vita a metà, proprio perché non è la sua vera vita. Vive contro natura. La favola di un’eterna giovinezza, per quanto assurda logisticamente, ha sempre il suo fascino.

Ma chi vorrebbe davvero vivere per sempre? Adaline è anche un film che parla di amore, di come questo possa condizionare le nostre scelte, di come questo possa dare un senso alla vita stessa. Guardando il film nasce spontaneo domandarsi: l’eterna giovinezza è un dono o una condanna? Crescere, amare, condividere un percorso con chi ha deciso di farne parte è il corso naturale delle cose, forse a prescindere da tutto ciò vorrebbe dire non vivere, forse è proprio questa la perfezione.

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