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Articolo di Martino Ciano

Nel tempo della passione, ci siamo nascosti dove capitava, ché di fronte al mondo dovevamo essere niente pur esistendo. Forse fanghiglia, magari melma; chi lo sa cosa eravamo agli occhi dell’umanità redenta. Il mare, la luna, la notte, le stelle, il sole, mezzogiorno o l’alba; tutto ha avuto un prezzo, tutto è stato un desiderio come certi sogni da cui non ti svegli, anche quando suona la prima campana del mattino.

Sapevamo aspettare il momento giusto tra gli ulivi, gli alberi d’arancio, le auto in sosta, le strade affollate dal silenzio, il buio dei lampioni accecati. Un bacio, una carezza, domani ci sarai, domani ritarderò; l’amore è un gioco in cui si perde sempre qualcosa, magari una parte di sé, magari il proprio nome e cognome, quasi sempre la volontà.
Mani intrecciate, petto su petto, bocca su bocca; un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, ché ognuno di noi si stancava presto del proprio corpo e del proprio respiro, meglio essere un noi tra pregi e difetti, virtù e mancanze. E poi… ricordare certi deliqui subito dopo gli orgasmi, e odori che sanno di vino appena versato, mentre ancora ci si dà la lingua o carezze stanche, ché viene voglia di dormire, di abbandonarsi. Ogni volta è tempo di morire?
Era un giorno, era sera. La brezza, la foschia, tepore di fine estate, frescura di inizio autunno. Stendesti il telo da mare che ti eri portata da casa. Eravamo sulla sponda destra del fiume. Intorno tralicci dell’alta tensione, e la nostra passione tra le onde elettromagnetiche. Non svelare la parola che mondi possa aprirci… e ti sei stesa, divaricando le gambe. Niente mutandine, solo un vestitino verde. Giù la lampo dei miei pantaloni, e la vita si fece spazio tra i gorgoglii del fiume e i canti degli insetti… sulla strada passò un furgone, poi un’auto, poi un motorino. Un cane, inseguiva un gatto, un gatto inseguiva un topo e la fiera era sempre a est, distante dal nostro ovest.
Tu sussurravi parole di lingue inumane, io ero silenzioso, perfettamente lontano da me, mentre indurito era tutto il corpo, mentre il vento mi baciava il culo, mentre qualcosa arrivava, mentre tutto finiva… e tu hai sorriso, che in quell’istante hai sentito un sasso dentro di te, e un piacevole dolore. Abmore, questo sussurrai. Avevo aggiunto una b… e tu ridesti, e ridemmo, e sparimmo.
Ho aperto gli occhi tra i rintocchi delle campane e un gracile cinguettio. La mia pelle era bagnata…

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